Qualcuno si ricordi di Abele

Alla fine le scuse sono arrivate. Dopo la sentenza che ha condannato per falso aggravato gli alti funzionari di polizia coinvolti nelle violenze alla scuola Diaz di Genova del 21 luglio 2001 il capo della polizia ha presentato le sue scuse alle vittime di quel pestaggio.

Non sono arrivate, però, le scuse di quei poliziotti che sapevano tutto sin dall’inizio e non hanno parlato. Non sono arrivate le scuse di quei politici, di quei giornalisti, di quei singoli cittadini che, dopo il pestaggio, hanno parlato di “estremisti che se la sono cercata”.

In fondo, non era necessario attendere 11 anni per capire che un ragazzo che si sveglia dal sonno con la testa completamente fracassata è una vittima e che chi gliel’ha ridotta così è un carnefice. Ma i carnefici, si sa, non sono tutti uguali. Se sono rumeni, con qualche precedente alle spalle e magari mezzi ubriachi sono condannati in via definitiva dall’opinione pubblica dopo qualche ora. Ma se sono italiani e in divisa allora il discorso cambia: ci si nasconde dietro un finto garantismo per non guardare in faccia la realtà per quella che è. Per carità, non si tratta di moltiplicare i processi sommari sulla stampa, nei bar o alla televisione: in uno stato di diritto Caino diventa tale solo dopo la sentenza definitiva.

Si tratta, invece, di avere rispetto per le vittime, per tutte le vittime. Perché la vittima di un pestaggio da parte della polizia non è meno vittima di quella di qualsiasi altro pestaggio. Anzi, forse lo è di più: perché su di lui scorre il sangue di chi ha subìto una violenza fisica da parte di uomini dello Stato. Rispetto per le vittime, dunque. E, in questo caso, ce n’è stato davvero poco. Di fronte ad un episodio del genere, infatti, in cui per una notte in Italia è stata sospesa la democrazia, sarebbe stato rispettoso nei confronti di chi ha subito quella mattanza non solo chiedere scusa ma anche dare un vero e proprio scossone all’intero nostro sistema istituendo una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti della Diaz; inserendo nel nostro ordinamento ( ovviamente per il futuro ) il reato di tortura; rimodulando ( ovviamente sempre per il futuro ) l’istituto della prescrizione del reato tenendo in considerazione non solo l’interesse dell’imputato ma anche quello della persona offesa.

Per fare tutto questo non occorreva attendere che giungesse la sentenza della Cassazione. Ma ora che questa sentenza è arrivata ed ha mostrato tutti i limiti di un sistema troppo concentrato ( nel bene e nel male ) su Caino, proprio ora è giunto il momento di farle queste cose, è giunto il momento di dare una svolta. È giunto il momento di ricordarsi di Abele.

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6 risposte a Qualcuno si ricordi di Abele

    • lacapufresca ha detto:

      Chissà se almeno una di quelle cose verrà mai alla luce. Per ora ho i miei dubbi, bisognerebbe incalzare chi si candida ad essere eletto per la prossima legislatura parlamentare.

  1. laulilla ha detto:

    Complimenti per l’articolo, molto ben scritto e molto ben argomentato. Un blog nuovissimo!
    Adesso mi iscrivo.

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