Ho paura del buio

Quando ero piccolo avevo paura del buio. Ricordo che, di sera, per attraversare il lungo corridoio di casa spesso correvo per farlo in un baleno. A volte, invece, accendevo le luci di tutte le stanze che trovavo lungo l’interminabile oscuro tragitto che mi conduceva fino alla mia stanza da letto. Le luci erano per me una salvezza, una forma di protezione dall’ignoto.

Quando ero piccolo avevo anche paura della mafia. Le bombe, gli spari, le uccisioni, le minacce, il sangue mafioso che vedevo in televisione mi terrorizzavano. Erano gli anni delle stragi di Capaci e via D’Amelio ed erano anche gli anni della Piovra: realtà e finzione a quel tempo nella mia mente un po’ si mescolavano e producevano in me un senso di vero e proprio terrore verso la violenza mafiosa. Sia nella realtà che nella finzione, però, seppur impaurito, mi sentivo protetto: il Male mafioso, infatti, per quanto potente fosse, aveva di fronte a sé lo Stato e i suoi uomini coraggiosi, talmente coraggiosi da dare la vita per il Bene di tutti.

Quando ero piccolo tutto era chiaro e netto. Lo Stato e la mafia, il Bene e il Male: due entità opposte, naturalmente destinate alla contrapposizione e allo scontro.

Son cresciuto e continuo a provar terrore per la violenza mafiosa ma continuo anche a sentirmi protetto dallo Stato. La visione delle cose, però, è in parte cambiata, si è arricchita di alcune sfumature.

Lo Stato e la mafia, il Bene e il Male, due entità opposte, sì, ma che a volte più che scontrarsi si incontrano, trattano.

Secondo alcune ricostruzioni, infatti, tra lo Stato italiano e Cosa nostraall’indomani della stagione stragista del 92 si sarebbe svolta una trattativa per giungere ad un accordo che doveva prevedere la fine delle stragi in cambio di un’attenuazione delle misure detentive previste dall’art. 41 bis.

Molti guardano con sdegno all’ipotesi che pezzi consistenti dello Stato abbiano trattato con dei mafiosi, altri ritengono, invece, che  quello della trattativa sarebbe stato un male necessario, un utile strumento che avrebbe consentito di guadagnare il tempo necessario per stroncare i corleonesi.

Comunque la si pensi una cosa è certa: è necessario fare luce su ciò che è successo. È necessario comprendere i contorni dell’intera vicenda, capire fino a che punto è stata condotta una legittima, se pur discutibile, strategia di lotta alla mafia e da quale punto in poi, invece, si è attuata una vera e propria resa dello Stato nei confronti di Cosa Nostra o addirittura qualcosa di peggio. È necessario comprenderlo per il rispetto che si deve alle persone che hanno perso la vita in tutti questi anni per contrastare il fenomeno mafioso e per il rispetto che si deve alla verità dei fatti che ogni anno commemoriamo con una discreta dose di retorica.

Una verità che non può, però, essere ricercata, come ogni volta, solo e soltanto nelle aule giudiziarie. In Parlamento, sulla stampa, nelle piazze, in televisione, nei social network: bisogna moltiplicare le iniziative di pressione perché si faccia chiarezza su quanto accaduto.

Sono cresciuto ed ho già visto troppi lunghi processi alla fine rivelatisi inutili ( come hanno dimostrato le recenti assoluzioni nei processi sulle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia ), troppe brutte storie insabbiate e coperte dalle reticenze e da insopportabili “non ricordo”.

Sono cresciuto quel tanto che basta per capire che su questi temi è l’intera opinione pubblica che deve pretendere che si accendano le luci della verità.

Sono cresciuto e non corro più per attraversare il lungo corridoio di casa ma, lo confesso, ho ancora paura del buio.

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5 risposte a Ho paura del buio

  1. concetta somma ha detto:

    “Mi illumin(o)a d’immenso!”

  2. concetta somma ha detto:

    Non perdiamo la speranza allora.

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