I ristoranti sono pieni

Si sentiva come un fagiolo. Solo, mentre camminava in quell’assurdo posto privo di vita.

La città era vuota. Non si vedeva in giro nessuno, le strade erano deserte, dalle case nessun rumore.

Eppure gli avevano parlato bene di quel posto. “E’ una vera e propria oasi: si mangia bene, si dorme bene, e poi è un posto pieno di vita. Non sentirai neanche lontanamente l’aria della crisi”.

In realtà di vita se ne vedeva poca. Sì, il silenzio c’era ma non era un silenzio rilassante, anzi un po’ inquietava: non riuscire a sentire alcuna voce, non riuscire a percepire alcuna presenza di certo non rilassava.

L’unica presenza che gli teneva compagnia ormai da qualche ora era quella insopportabile puzza circostante. Non si riusciva a capire da dove provenisse ma era talmente forte che doveva per forza essere vicina la fonte olezzosa.

Ormai ci si era abituato a quella puzza: gli aveva fatto appiccicare addosso un forte senso di nausea.

Quasi non si ricordava più di non mangiare ormai da due giorni. Ricordava invece con precisione le cose che aveva abbandonato per raggiungere quel posto: una casa in odore di sfratto, un lavoro sottopagato, uno scassone d’automobile e qualche manciata di amici.

A parte questi ultimi, tutto il resto non lo aveva fatto soffrire. Tanto sapeva che dopo quella esperienza in quell’oasi dell’alta cucina sarebbe tornato più forte di prima. E magari si sarebbe potuto aprire un bel ristorante.

Già. I ristoranti. Se aveva fatto tutta quella strada, in pratica, era solo per quello. Aveva sentito con le sue orecchie che in quel posto i ristoranti spuntavano come funghi ed erano tutti pieni come un uovo. ( Le similitudini culinarie lui le adorava!)

Eppure finora non aveva trovato né funghi né uova sulla sua strada. Aveva trovato solo un carciofo.

Cioè in realtà era una casa ma era una casa abbandonata, che cadeva a pezzi e i pezzi gli sembravano tanto come le foglie di un carciofo, pronte per farsi sfogliare dalla prima ala di vento.

Ma ecco finalmente la visione. Una meravigliosa visione davanti ai suoi occhi. Un bel megaristorante proprio alla fine della strada.

Finalmente, si diceva.

Un mix di felicità e ansia gli stritolavano lo stomaco. La nausea era andata via.

Ma più si avvicinava al ristorante più aumentava quella strana puzza lì. Stava diventando sempre più insopportabile. Forse capiva il motivo. Quella puzza proveniva da lì. Giungeva proprio da quel ristorante.

Si avvicinò provando ad aprire la porta ma non fu semplice. Era come se fosse bloccata. Iniziò ad urlare per richiamare l’attenzione. Alla fine si decise: doveva usare le maniere forti.

Prese la rincorsa e diede una spallata alla porta. Riuscì a creare un piccolo spiraglio, provò a fare leva sfruttando quello spiraglio per riuscire ad aprire. E mentre lo faceva notava che dall’interno del ristorante non si sentivano né rumori né voci come se anche lì non ci fosse nessuno.

D’improvviso capì il motivo.

La porta si aprì e una montagna di sacchi di immondizia venne fuori e lo sommerse. Fu sommerso da rifiuti di ogni tipo e si sentì terribilmente fregato.

Il ristorante, in effetti, era pieno. Pieno come un uovo marcio e puzzolente.

Tra uno spaghetto e una scatoletta di tonno si rialzò e si incamminò per la strada del ritorno, con l’amaro in bocca, il rancido nel naso e qualche rifiuto ancora tra le dita.

Tra le dita si ritrovò anche un ortaggio. Ma non era un ortaggio qualsiasi. Era una sorta di morale della favola, di simbolo delle situazioni difficili, di sintesi della crisi globale.

Era un simpatico cetriolo.

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Una risposta a I ristoranti sono pieni

  1. Concetta Somma ha detto:

    E’ proprio così. Con l’amaro in bocca.

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