Il bicchiere mezzo pieno

Il bicchiere era sul tavolo, in uno degli angoli di quel tavolo. Rischiava di cadere, bastava un piccolo movimento del tavolo e il bicchiere sarebbe caduto certamente.

Si sarebbe rotto. Era un bicchiere di vetro, con poca acqua dentro. Anzi no, era vuoto. Non si riusciva a vederlo bene da qui ma ero certo che fosse vuoto.

Era lì da qualche giorno. Lì sul tavolo, nello stesso punto.

Mi stava piacendo fissarlo. Forse perché quella mattina mi sentivo un po’ come quel bicchiere.

In bilico, immobile.

Ero così da qualche ora. Vegetavo sul letto da una manciata di ore e avevo tutta l’intenzione di continuare a vegetare anche per le prossime.

“Siamo spiacenti ma a causa del taglio di fondi subìto dall’Università non sarà possibile erogare la seconda rata della sua borsa di studio. Cordiali saluti.”

Continuavo a pensare alla mail ricevuta qualche ora prima, di prima mattina.

Di prima mattina. Come tutte le brutte notizie.

“Ma perchè tutte le brutte notizie si ricevono di prima mattina?” “Forse perché per essere davvero brutte devono essere in grado di rovinarti l’intera giornata”.

Continuavo a vegetare. Vegetavo e pensavo a quelle parole, a quelle fottutissime parole.

“Cordiali saluti”.

“Cordiali saluti un paio di palle!”

Quella borsa di studio era importante. Doveva consentirmi di acquistare qualche decina di libri e di finanziare un paio di corsi di formazione.

La formazione.

“La formazione è importante, soprattutto nel nostro lavoro”, diceva il mio avvocato.

“Anche l’alimentazione è importante, se vuoi fare qualunque lavoro”, pensavo di rispondergli, da praticante non retribuito qual ero.

“Ora basta vegetare. Non ti far prendere dalla depressione caspica. È il momento di fare delle scelte. Ci sarà pur qualcuno che fa delle scelte in questo paese!”

“Dormo”. “Ammazza, una scelta forte la tua. Rivoluzionaria”.

“Ma sì, dormo. In fondo, sono qui a vegetare sul letto da sette ore. È meglio prendere una scelta netta”.

Chiusi gli occhi.

“Noi la crisi non la paghiamo! Noi la crisi non la paghiamo!”

“Ma che diavolo è?”

Dalla finestra arrivavano suoni, musica e slogan vari. C’era una manifestazione lì sotto casa.

Mi affacciai alla finestra e non credevo ai miei occhi. C’erano delle suore che manifestavano. Avevano dei cartelli con degli slogan contro i tagli agli istituti da loro gestiti.

Era la prima volta in vita mia che vedevo delle suore manifestare. Ed erano pure abbastanza incazzate.

Mi sentivo meno solo. E questo mi faceva sentire meglio. Forse era un po’ triste. Ma mi faceva sentire meglio.

Avevo voglia di scendere anche io per strada, affianco a loro. E gridarglielo. Che ora mi sentivo meglio.

Ad un tratto, mi bloccai. “Se siamo arrivati al punto che le suore scendono in strada a manifestare vuol dire che la situazione è proprio seria.”

Accesi la televisione. “Il Governo si prepara ad apprestare un’altra manovra finanziaria per evitare il rischio del default. Si prevedono ulteriori tagli della spesa pubblica. È il momento di fare delle scelte”.

“E’ il momento di riprendere a vegetare”.

Provavo a farlo ma anche quello ormai mi risultava difficile.

Chiusi gli occhi.

Altri rumori. Questa volta provenivano dalla parte opposta dell’isolato. Questa volta decisi di uscire per vedere di che si trattava.

Scendevo per le scale e mi resi conto che quella era stata la mia prima scelta fatta nel corso della giornata.

Mi venne da ridere.

Mi avvicinai al portone e i rumori diventavano schiamazzi, urla. Ma c’era qualcosa di strano. Non sentivo slogan da manifestazione, né cori contro il Governo, né nulla di tutto questo.

Aprii il portone e vidi una strada colorata, piena di musica ed entusiasmo.

Mi avvicinai ad un manifestante per capirci qualcosa. Aveva gli occhi lucidi per la gioia.

“E’ arrivato l’accordo, è arrivato l’accordo. L’azienda non chiude più”.

Era l’azienda della zona, contestata e stracontestata a lungo per i suoi ritmi di lavoro cinesi con i diritti dei lavoratori ai minimi termini.

Mi sembrava tutto così surreale. Tornai verso il portone di casa, perplesso.

Nel salire le scale avevo ancora davanti ai miei occhi gli occhi di quell’uomo. Erano pieni di gioia, di entusiasmo, di speranza. Nonostante tutto.

Entrai in casa, tremendamente stanco e con l’unico desiderio di portare a termine la giornata.

In cucina la luce era accesa, mi diressi lì per spegnerla. Sul tavolo c’era il bicchiere. Era ancora lì, immobile e sul punto di cadere.

Finalmente mi decisi a spostarlo e mentre lo facevo scoppiai a ridere.

Non era poi così vuoto come sembrava.

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6 risposte a Il bicchiere mezzo pieno

  1. Barabba Marlin ha detto:

    oh, finalmente in versione prosa! E comunque è vero, le brutte notizie arrivano sempre di mattina, è per questo che mi sveglio da una vita a mezzogiorno!

    • lacapufresca ha detto:

      Questa è bella!
      Comunque, la brutta notizia del post pur non essendo vera è assolutamente verosimile.
      Se dovesse realmente accadere ( e con i chiari di luna di ‘sti tempi non si sa mai ) me l’attendo proprio così: fredda, brutale e, sopratutto, di prima mattina!

  2. Concetta Somma ha detto:

    Ma alla fine della giornata si ha la certezza che si superano le situazioni critiche! Straordinariamente apre il cuore alla fiducia e alla speranza!Mi è piaciuta tanto! Meglio vederlo mezzo pieno che mezzo vuoto, ‘sto bicchiere!

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