Il tempo beato

9 feb

Un tempo la rima

Era sempre lì in cima

Non c’era un dopo

Non c’era un prima

Era sempre d’uopo

Parlare in rima

Quel tempo beato

Non s’è qui fermato

Tra questo e quell’altro

Chissà dov’è andato

Ha fatto lo scaltro

Ma se torna è fregato

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Un anno che ne vale venti

31 dic

L’Italia e i centocinquanta anni

Le piazze e l’indignazione

Il disastro dell’alluvione

Gli scontri di San Giovanni

L’arresto di Zagaria

Perugia e il suo processo

“Il nostro tempo è adesso”

La nuova massoneria

La caduta di Berlusconi

L’ennesima triste guerra

La ribellione della terra

Sanremo e Vecchioni

Ruby rubacuori

Lo spread altalenante

Il dramma di una cantante

Il Governo dei professori

Il matrimonio reale

Il terrorista e la sua uccisione

Le lacrime per un campione

La crisi internazionale

La rivolta dei tunisini

Il tramonto di un dittatore

La Apple e il suo fondatore

La velocità dei neutrini

La velocità degli eventi

Un anno che ne vale venti

La speranza nel successivo

La speranza che sia positivo

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E’ arrivato Natale

25 dic

Arriva un tale

Dal nome speciale

Mi dice “compare

Ti va di comprare?”

Gli dico “stai male

Lo leggi il giornale?

Se una cosa vuoi fare

Me la puoi regalare”

“Me la puoi regalare?

Ma è una pazzia

L’unica cosa da fare

È far girare l’economia!

E poi sul finale

Una cosa te la confesso

Mi chiamo Natale

Ma non son mica fesso!”

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Postumi d’un esame

18 dic

Postumi d’un esame

Pensiero al riposo

Sentirne la fame

Scoprirsi goloso

Pensiero molesto

Pernicioso vizio

Sapere che è questo

Soltanto l’inizio

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Il nuovo Governo de lacapufresca

20 nov

A seguito della grave crisi di ispirazione che sta investendo il presente blog, lacapufresca si è vista costretta a presentare le dimissioni da gestore del blog nelle mani de lacapufresca per consentire l’avvio delle consultazioni necessarie per la formazione del nuovo Governo de lacapufresca.

Lacapufresca ha, quindi, svolto quelle consultazioni che, per prassi costituzionale, sono necessarie per individuare il potenziale gestore del blog in grado di formare un governo che possa ottenere la fiducia dei lettori.

In particolare, ai sensi del nuovo art. 92 della Costituzione de lacapufresca, appena modificata in via d’urgenza, il Governo de lacapufresca sarà composto da lacapufresca e dai ministri de lacapufresca, che costituiranno insieme il Consiglio dei ministri de lacapufresca.

In virtù di tale disposizione, lacapufresca ha nominato il nuovo gestore del blog che, per evitare di creare confusione nei lettori del blog, sarà sempre lacapufresca.

Su proposta di quest’ultimo, lacapufresca ha nominato i ministri de lacapufresca.

Ecco la composizione del Consiglio dei ministri de lacapufresca:

Gestore de lacapufresca                           lacapufresca

Ministro della rima economica                Omar Iomonti Purchètorninoiconti

Ministro per lo sviluppo rimico               Sasà Lacrisipasserà

Ministro della rima realista                     Vinicio Dadomanisacrificio

Ministro della rima pessimista                Gedeone Finiremoinunburrone

Ministro della rima ottimista                  Remo Vedretechecelafaremo

Ministro della rima che fa bene              Adriana Quisisana

Ministro per l’attuazione della rima        Taccio Peròiofaccio

Ministro per l’innovazione nella rima     Evelina Nonfarima

Ministro della giusta rima                        Denis Sapientialegis

Ministro della rima baciata                     Rosa Boccacarnosa

Ministro della rima alternata                   Maria Eleonora Vaviaelavora

Ministro della rima secchiona                Alberto Moltesperto

Ministro per la libertà di prosa                  Ugo Pocacosa

 

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Un albero di nome Melo

10 nov

La coppa del nonno.

I quattro calci nell’ortale.

La sua guancia ruvida.

I gelati del Bar Roma.

Il sorriso da bambino.

Le tavolate domenicali.

Il Milan-Roma del ‘93.

La briscola e la scopa.

I piselli da scegliere.

Le fave da scartare.

“Pascarone” e la collina.

Il suo cappello verde.

L’albero di mandarini.

Un albero pieno di frutti.

Un albero profumato.

Un albero di nome Melo.

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I ristoranti sono pieni

6 nov

Si sentiva come un fagiolo. Solo, mentre camminava in quell’assurdo posto privo di vita.

La città era vuota. Non si vedeva in giro nessuno, le strade erano deserte, dalle case nessun rumore.

Eppure gli avevano parlato bene di quel posto. “E’ una vera e propria oasi: si mangia bene, si dorme bene, e poi è un posto pieno di vita. Non sentirai neanche lontanamente l’aria della crisi”.

In realtà di vita se ne vedeva poca. Sì, il silenzio c’era ma non era un silenzio rilassante, anzi un po’ inquietava: non riuscire a sentire alcuna voce, non riuscire a percepire alcuna presenza di certo non rilassava.

L’unica presenza che gli teneva compagnia ormai da qualche ora era quella insopportabile puzza circostante. Non si riusciva a capire da dove provenisse ma era talmente forte che doveva per forza essere vicina la fonte olezzosa.

Ormai ci si era abituato a quella puzza: gli aveva fatto appiccicare addosso un forte senso di nausea.

Quasi non si ricordava più di non mangiare ormai da due giorni. Ricordava invece con precisione le cose che aveva abbandonato per raggiungere quel posto: una casa in odore di sfratto, un lavoro sottopagato, uno scassone d’automobile e qualche manciata di amici.

A parte questi ultimi, tutto il resto non lo aveva fatto soffrire. Tanto sapeva che dopo quella esperienza in quell’oasi dell’alta cucina sarebbe tornato più forte di prima. E magari si sarebbe potuto aprire un bel ristorante.

Già. I ristoranti. Se aveva fatto tutta quella strada, in pratica, era solo per quello. Aveva sentito con le sue orecchie che in quel posto i ristoranti spuntavano come funghi ed erano tutti pieni come un uovo. ( Le similitudini culinarie lui le adorava!)

Eppure finora non aveva trovato né funghi né uova sulla sua strada. Aveva trovato solo un carciofo.

Cioè in realtà era una casa ma era una casa abbandonata, che cadeva a pezzi e i pezzi gli sembravano tanto come le foglie di un carciofo, pronte per farsi sfogliare dalla prima ala di vento.

Ma ecco finalmente la visione. Una meravigliosa visione davanti ai suoi occhi. Un bel megaristorante proprio alla fine della strada.

Finalmente, si diceva.

Un mix di felicità e ansia gli stritolavano lo stomaco. La nausea era andata via.

Ma più si avvicinava al ristorante più aumentava quella strana puzza lì. Stava diventando sempre più insopportabile. Forse capiva il motivo. Quella puzza proveniva da lì. Giungeva proprio da quel ristorante.

Si avvicinò provando ad aprire la porta ma non fu semplice. Era come se fosse bloccata. Iniziò ad urlare per richiamare l’attenzione. Alla fine si decise: doveva usare le maniere forti.

Prese la rincorsa e diede una spallata alla porta. Riuscì a creare un piccolo spiraglio, provò a fare leva sfruttando quello spiraglio per riuscire ad aprire. E mentre lo faceva notava che dall’interno del ristorante non si sentivano né rumori né voci come se anche lì non ci fosse nessuno.

D’improvviso capì il motivo.

La porta si aprì e una montagna di sacchi di immondizia venne fuori e lo sommerse. Fu sommerso da rifiuti di ogni tipo e si sentì terribilmente fregato.

Il ristorante, in effetti, era pieno. Pieno come un uovo marcio e puzzolente.

Tra uno spaghetto e una scatoletta di tonno si rialzò e si incamminò per la strada del ritorno, con l’amaro in bocca, il rancido nel naso e qualche rifiuto ancora tra le dita.

Tra le dita si ritrovò anche un ortaggio. Ma non era un ortaggio qualsiasi. Era una sorta di morale della favola, di simbolo delle situazioni difficili, di sintesi della crisi globale.

Era un simpatico cetriolo.

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Lezioni franco-tedesche

24 ott

Prima ti ignorano

Poi ti deridono

Poi ti bacchettano

Infine perdi

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Nubifragio romano

21 ott

Una goccia

Soltanto una

No che non scoccia

È un portafortuna

Un’altra è arrivata

Ma che culacchione

E’ la dea bendata

Son come Gastone

Ti puoi fermare

Ho capito il segnale

Mo vado a giocare

In tempo reale

In tempo reale

Un bel temporale

Mi sa che il segnale

Non era speciale

Ancora una goccia

È tutto un pantano

È tutto una doccia

Nubifragio romano

 

 

 

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Non si passa dalla cruna

15 ott

sperluccica lo sguardo rosso al rovo dissossato nella sfera
furfanti miserabili sacripanti bellimbusti un po’ cisposi
volteggian damerini, s’aprono in ali da pinguini
tutt’al centro sta la schiuma della rabbia già passata
si fa cerchio di miserie al prezzo mesto di un caffè
saluta sghembo il moscerino barba fatta già al mattino
ignora calma la giraffa che la milza poi s’ingrossa
turpe indaga ora la talpa con la cornea che si strappa
indugia triste un rospo fosco tutto solo in questo chiosco

il sentimento è andato ora come sciabola di luna
la fortuna, che fortuna, poi di colpo le macerie
si fa chiasmo del gran chiasso che s’incassa fuori serie
fuori sede sta la bestia che passa a spasso dalla cruna

si sta come alla posta tutti in pista per un posto
di che pasta è fatto questo, di che pizza è ghiotto quello
giusto il tempo di un ruggito anche il leone è imborghesito
il governo già caduto s’è rialzato ma è un imbuto
chi non cade per davvero striscia spanza e guarda il cielo
poi cincischia il mattatore e mette il muso il muratore
chi reagisce fa l’attore chi non mente sbocca amore
chi non sbrocca non imbrocca e la bionda non si trucca
destino truce e spensierato per chi al fosso s’è votato

il sentimento è andato ora come sciabola di luna
la fortuna, che fortuna, poi di colpo le macerie
si fa chiasmo del gran chiasso che s’incassa fuori serie
fuori sede sta la bestia che non passa dalla cruna

***

Un amico di questo blog ci ha regalato questa gustosa chicca.

Un grazie da lacapufresca a Marco e ai suoi malesangue e sangue dal caso!

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